The rest is silence

Parlando per estremi, credo che preferirei praticare al buio piuttosto che in piena luce.

Posso capire che agli altri piaccia fare yoga inondati dalla luce, soprattutto se naturale. Anch’io ultimamente sto praticando circondato da finestroni che vanno dal pavimento al soffitto, da pareti interamente finestrate.

Però, a pensarci bene preferisco il garbo della luce crepuscolare che filtra prima dell’alba, in particolare d'inverno e in primavera, piuttosto che l’irruenza della luce estiva che, inesorabile, ti colpisce, quasi ferisce, sin dal primo mattino.

Il gioco di chiaroscuri e la leggerezza con cui i primi timidi raggi sfiorano le membra in movimento, civettando, quasi danzando, sugli incavi e le convessità del corpo e sulle superfici degli oggetti vicini e lontani, mi avvince e mi aiuta a rilassarmi e a concentrarmi in ciò che mi accingo a fare.

Poi inizia la pratica e, per dirla con Amleto, the rest is silence.

Comments

Popular posts from this blog

Low and high trusting expectations