Il timore come compagno di tappetino
Tra i motivi che portano a non chiudere una posizione trovo che la paura (o il timore se vogliamo) abbia un posto, se non di primo piano, da tenere comunque sempre ben presente.
Al di là dei tipici casi di
impraticabilità legati alla difficoltà di alcune posizioni che possono
richiedere anche anni di impegno costante ("sudore e lacrime"), oppure
dovuti ad impedimenti articolari o più genericamente fisici, esiste
anche questo fattore che credo non sia da prendere sottogamba.
È
inutile negarlo: la paura a volte è una scomoda compagna di tappetino.
Paura della posizione in sé; paura del dolore causato da alcune
aperture/chiusure o dal dover abituare il corpo a certi movimenti che
sono vere e proprie contorsioni; paura dell'asana che verrà dato
successivamente a quello su cui si sta lavorando al momento (e che
quindi ci porta a procrastinare volutamente il suo perfezionamento!);
propri timori reconditi che si riflettono nella pratica, e così via.
Come
si superano queste paure, o più generalmente come si affronta la paura?
Chiaramente a livello caratteriale ciascuno la gestisce a modo suo ma,
in generale, con tanta pazienza e anche con piccoli trucchi e "prove di
coraggio" che hanno lo scopo di darci gradatamente sempre più fiducia
nei nostri mezzi.
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